1) I papillomavirus umani (HPV) possono infettare il tratto genitale. Si distinguono tipi a basso rischio (che causano i condilomi floridi o “creste di gallo” ma anche lesioni di basso grado) e tipi ad alto rischio (che possono causare lesioni sia di alto che di basso grado, ma anche assolutamente nulla, a parte il fatto di esserne portatori). La vaccinazione contro i tipi principali di questi virus viene effettuata sia nelle femmine che nei maschi prima dell’adolescenza (con due dosi) ma può essere praticata a qualunque età (con tre dosi), anche nei soggetti che sono già infetti da uno o più tipi di HPV, o che siano già stati trattati per questa patologia in precedenza.

2) Oltre il 70% della popolazione sessualmente attiva viene in contatto con uno o più tipi di HPV nel corso della propria vita, ma fortunatamente la stragrande maggioranza se ne libera entro due o più anni. La trasmissione avviene prevalentemente per via sessuale, tramite contatto con cute e/o mucose da parte di un partner (attuale o pregresso). Le infezioni sono quasi sempre asintomatiche, subcliniche (cioè non visibili ad occhio nudo) o non riconosciute.

3) Ai papillomavirus possono associarsi alterazioni cellulari di diversa gravità. Il collo uterino (porzione dell’utero che si affaccia in vagina) è il principale organo bersaglio, ma possono essere colpiti anche la vagina, la vulva, l’ano, il pene, il cavo orale. Anche dopo che si sono formate, le lesioni causate da questi virus possono però regredire nel tempo o rimanere invariate, specialmente se sono di basso grado, a seguito di un miglioramento delle difese immunitarie. Allo stesso modo, possono riattivarsi in caso di abbassamento delle difese.

4) In assenza di una lesione concomitante, non si raccomanda il trattamento per l’infezione genitale da papillomavirus. Le modificazioni cellulari indotte dal virus sono simili a quelli delle lesioni lievi e spesso regrediscono spontaneamente senza trattamento. Non esistono farmaci in grado di uccidere i papillomavirus, ma solo interventi finalizzati a controllarne l’evoluzione (che sono efficaci nella maggioranza dei soggetti immunocompetenti).

5) Le lesioni di alto grado (HSIL) vanno sempre rimosse chirurgicamente, dopo essere state valutate da un colposcopista esperto, mentre quelle di basso grado (LSIL) vanno preferibilmente controllate nel tempo (onde permetterne la regressione spontanea). Oltre che dal grado delle lesioni, il trattamento dipende dall’età, dalla sede anatomica (collo uterino, vagina, vulva, ano, pene, cavo orale), da fattori soggettivi che vengono analizzati in sede di colposcopia (esame che consente la visione ingrandita e ravvicinata di tutti questi tessuti).

6) La rimozione delle lesioni sintomatiche (ad esempio i condilomi) non porta sempre a guarigione della malattia, né diminuisce sicuramente l’infettività: il paziente potrebbe trasmettere l’infezione anche se le lesioni sono sparite. L’uso del preservativo può ridurre, ma non eliminare, il rischio di trasmissione ai partner non infettati. Il periodo di trasmissibilità varia da 2-3 settimane a molti mesi, ma il virus può andare in “latenza” anche per diversi anni (per cui è quasi sempre impossibile stabilire quando e da chi sia stata trasmessa l’infezione).

7) Nessuna evidenza indica che il trattamento delle lesioni genitali visibili (condilomi) influisca sulla storia naturale dell’infezione, né sullo sviluppo del carcinoma cervicale. Se non trattati, i condilomi possono sia regredire da soli, sia rimanere stabili, sia aumentare in dimensioni e/o numero. Se trattati, i condilomi possono recidivare, più frequentemente durante i primi tre mesi, ma talvolta anche a distanza.

8) La valutazione medica dei partner sessuali non è sempre necessaria, poiché il ruolo della reinfezione è minimo, ma va limitata a determinate circostanze. In assenza di una terapia curativa, un trattamento per ridurre la trasmissione non è realistico. Importante è vaccinarsi, smettere di fumare ed avere uno stile di vita sano. Farmaci in grado di aumentare le difese immunitarie possono conferire benefici solo relativi.

9) Non è raccomandato l’uso di test virali specifici (HPV test) nell’infezione genitale subclinica colposcopicamente accertata o nella gestione delle lesioni genitali visibili (condilomi). È invece altamente raccomandato lo screening regolare mediante Pap test, alla pari di quanto raccomandato per le donne senza lesioni genitali. La frequenza dei controlli dipende da molti fattori, che sono discussi in sede di colposcopia.

10) La gravidanza non peggiora le lesioni provocate dall’HPV. Per le donne in gravidanza, il parto cesareo non deve essere eseguito al solo fine di prevenire la trasmissione dell’infezione al neonato, sia nel caso di lesioni di basso grado, che di alto grado, o di condilomatosi florida. I condilomi floridi possono aumentare in gravidanza, ma devono essere trattati solo in alcuni casi. Una lesione pretumorale confermata colposcopicamente, non necessita il più delle volte di un trattamento chirurgico in gravidanza: dovrà però essere rivalutata circa due mesi dopo il parto.