Come si cura?

Il papillomavirus è trattabile ma non curabile. Allo stato attuale non esiste – come del resto per la quasi totalità delle malattie virali – una vera e propria cura per questa malattia.

Non sempre è utile distruggere le lesioni provocate da questi virus, specie se piatte e non associate ad alterazioni delle cellule.

Per quanto riguarda i condilomi, la distruzione con bisturi, con basse temperature (crioterapia), con elettricità (diatermocoagulazione) o con laserterapia dei condilomi floridi può apparentemente risolvere il problema, asportando le manifestazioni cliniche della malattia.

Condilomi floridi:

Condilomi floridi dei genitali esterni
Dopo trattamento con LASER

Tuttavia spesso la biopsia rivela una persistenza dell’infezione, anche se non sono più evidenti le escrescenze. Inoltre esiste anche la possibilità di una regressione spontanea di alcune di queste forme.

Anche per quanto riguarda i virus ad alto rischio, il corpo umano in buona salute può respingere in pochi mesi un’iniziale infezione, senza bisogno di dover intervenire con terapie distruttive. I virus oncogeni infatti esprimono la loro capacità carcinogenetica solo quando l’equilibrio dell’ospite è disturbato. Ecco perché molte alterazioni cellulari causate dal papillomavirus scompaiono da sole senza bisogno di alcuna cura.

Altre volte invece le cellule alterate peggiorano nel giro di alcuni anni (eccezionalmente di pochi mesi). Raramente la gravità delle alterazioni progredisce fino a diventare un carcinoma. Questo è il motivo per cui le lesioni di ALTO GRADO (HSIL o CIN 2-3) vengono asportate con il LASER, o con una particolare “ansa termica” (LEEP) che in pochi minuti consente di eliminare la “parte malata”. È bene però ricordare che qualsiasi tipo di lesione da HPV può sia persistere dopo il trattamento, sia recidivare in un tempo variabile (più frequentemente nei primi due anni dopo il trattamento).

Le lesioni di BASSO GRADO (LSIL o HPV/CIN 1) possono tranquillamente essere “monitorate” nel tempo senza dover distruggere nulla, ma controllando periodicamente il loro stato. Ciò consente di evitare trattamenti invasivi su di un organo così importante come il collo dell’utero anche ai fini della gravidanza e del parto. Se però un trattamento deve essere effettuato (ad esempio con l’ansa termica), ciò solitamente non compromette la fertilità futura della donna, né ha conseguenze sul parto. Ma nessuna terapia (compresa l’asportazione dell’intero utero) dà la garanzia assoluta che la malattia virale e quindi anche la sua eventuale trasformazione maligna non si ripresenti mai più. Meglio quindi – se e quando è possibile – evitare interventi chirurgici demolitivi e “bruciature” inutili, ma limitarsi ad un attento e regolare controllo (con Pap test e colposcopia).

L’impatto emozionale di una diagnosi di infezione da papillomavirus può essere più dannoso dei reali problemi fisici causati da questi virus.

Nella mia personale esperienza, se la colposcopia è eseguita correttamente e la biopsia è giustamente mirata, la stragrande maggioranza delle lesioni di basso grado sono rimaste tali o sono regredite spontaneamente nel tempo, senza bisogno di alcuna terapia chirurgica.

Che si decida o meno di effettuare un trattamento, due concetti devono essere ben chiari per quanto riguarda la terapia delle lesioni da papillomavirus:

  • la scelta di non eseguire un trattamento chirurgico in un dato momento, non significa che questo stesso trattamento non debba venire consigliato in futuro.
  • qualunque trattamento chirurgico (dalla DTC al LASER all’isterectomia totale) non garantisce la guarigione: la lesione può persistere e soprattutto recidivare.

L’ansa termica (LEEP)

È un metodo rapido per eliminare le cellule più “irrequiete”, che solitamente non comporta ricovero ospedaliero né anestesia generale. Dopo aver eseguito un’anestesia locale simile a quella che si fa dal dentista, si può procedere all’escissione del pezzo interessato con una speciale ansa elettrochirurgica. Il pezzo viene quindi inviato in laboratorio per la definitiva diagnosi microscopica.

TECNICA DELLA LEEP
Esito dopo LEEP
Esito a distanza di 6 mesi dall’intervento

Ricomparsa a distanza di 12 mesi dopo trattamento = meno del 10%

Il collo dell’utero viene rappresentato graficamente come un orologio diviso in quattro quadranti. Le percentuali di ricorrenza possono variare a seconda dell’estensione geografica della malattia: più la lesione è vasta più è probabile la recidiva.

Lesione di piccole dimensioni
Lesione vasta
Lesione estesa ai fornici vaginali

Prima dell’intervento

Prima di effettuare l’intervento è bene seguire poche semplici regole:

Dopo l’intervento

Dopo effettuato l’intervento, è bene ricordare alcuni punti: